Spettacolo teatrale di e con Corrado d’Elia
Scene e grafica Chiara Salvucci, tecnico luci Francesca Brancaccio, tecnico audio Matteo Gobbi, regia Corrado d’Elia
Venerdì ore 21:00 – Teatro Valle dei Laghi – Vezzano

Proviamo ad accostarci alla poesia come ci si avvicina a un cibo, a un indumento o a un gesto quotidiano. Qualcosa che è sempre intorno a noi, che fa parte della nostra vita e che sta solo a noi saper notare e scegliere. Una vera e propria “arte del vivere”. Poesia come manifesto, dunque. E come scelta. Come antidoto alla banalità, alle volgarità, all’ovvio e al degrado cui siamo tenuti ad assistere ogni giorno. Ma cos’è davvero la poesia? E dove la si incontra? Come si alimenta? In un tempo che non ama ricordare, non ama conservare, che fa finta di conversare, la risposta è tutt’altro che scontata. La poesia non chiede. Non si mostra. Non invade. Non mette cartelli. Non ci sono luci al neon ad indicarcela. Servono occhi sensibili, occorre andarsela quasi a cercare, anzi, trova proprio nella riservatezza uno dei suoi momenti più alti di espressione. Poesia, la vita non sarà quindi un’antologia. Ma un vero e proprio percorso emotivo, una confessione pubblica, un invito alla bellezza, alla riflessione e al sublime, attraverso i più grandi versi della poesia mondiale. Un diario di bordo, un grande inno alla vita a partire da una anacronistica fiducia nella parola. Un atto di purezza.

Dicono di Corrado
G. R.:
“Mostro sacro”. Quanto colpiva la mia fantasia di ragazzo questa definizione: Mostro sacro del teatro. Erano pochi, in quegli anni passati, gli attori che potevano essere considerati tali.
E li rivedo ancora, nella mia memoria, e rivivo l’emozione, l’incanto che provavo allora.
Non so se oggi si usi ancora questa definizione, probabilmente non più.
Ho assistito all’Iliade da lui interpretata ai Bagni Misteriosi. Ma non ero tra il pubblico, o meglio vi ero, ma da una posizione tutta particolare: affacciato a una finestra che in qualche modo si orientava al palcoscenico.
E così in quell’Iliade mi ci sono trovato, senza più percepire il confine tra quella finestra e quei personaggi, tra quel tempo di tremila anni fa e l’oggi. Non mi permetto di definirlo un Mostro sacro del teatro. Non vorrei urtare la sua suscettibilità dandogli del Mostro, o dandogli del sacro. Ma ogni volta che ho avuto l’occasione di vederlo, ho rivissuto quell’emozione, quel “rapimento”, quel coinvolgimento che raramente avevo vissuto da ragazzo.
Il talento è un mistero, non s’impara, non si studia.
Il talento lui sì che è un Mostro sacro.
E lui di talento ne ha tanto.








Teatro Valle dei laghi
Comune di Vallelaghi – Vezzano (TN)
